lunedì 2 marzo 2015

Acquaticitá neonatale: perché scegliere di farla

L'anno scorso vi avevo reso partecipi attraverso piú POST della nostra esperienza relativa all'acquaticitá neonatale.
Siccome é passato un anno, si sono aggiunti nuovi lettori e stiamo ripetendo l'esperienza ho pensato di riprendere un po' il discorso e continuarlo.
Ho scelto di iscriverci in piscina quando Pietro aveva 5 mesi circa, prima mi sembrava piccolino (anche se già dai 3/4 mesi si può iniziare). Mi ero informata molto bene per capire bene quali fossero i benefici per il bambino e anche per il nostro rapporto. Ho quindi valutato tra le strutture vicino a casa e ho scelto quella che mi ispirava di piú.
Ho quindi scoperto che i neonati non hanno paura dell'acqua (c'è chi magari non dimostra sempre piacere, ma non é paura). La paura dell'acqua alcuni sostengono sia direttamente proporzionale al tempo trascorso distante da essa da dopo il parto. Piú tempo trascorre piú, probabilmente, il bambino poi sará titubante.
Ho scoperto anche che il ruolo del genitore é fondamentale durante le lezioni, perché le sensazioni che proviamo noi, il bambino le recepisce tutte. Se il genitore é teso e ha paura lo sará anche il bambino, se il genitore é rilassato e propenso verso l'attivitá il bambino lo seguirá. Sembrano banalità ma quando sei tu e tuo figlio in acqua questo è davvero importante.
Le lezioni hanno una durata media di 30 minuti. Nel primo corso (£-10 mesi) si fanno "esercizi" di rilassamento e contatto con l'acqua, nel secondo invece non ci sará il rilassamento (se non all'inizio per ambientarlo) ma è incentrato nell'attivitá motoria con percorsi, tuffi (pietro farebbe solo quelli), canzoni e molto gioco.
Sia nel primo che nel secondo corso le attivitá sono ovviamente studiare per preparare i piccoli nel movimento del nuoto (una sorta di propedeutica), ma non sono corsi di nuoto dove ci si aspetta che i piccolini nuotino e diventino il nuovo Michael Phelps.
consigli, esperienze acquaticità
Mi ripeto, ma come ci dice sempre l'istruttrice, é davvero importante l'atteggiamento del genitore. Voglio portarvi un esempio pratico: questa mattina abbiamo fatto i tuffi (dal tappetone posizionato sul bordo), Pietro si lancia e nel farlo scivola sul tappetone, quindi entra in acqua un po' scomposto. La mia presa non é stata "giusta" perché mi sono irrigidita, lui riemerso mi ha guardata per due secondi e fino a che io non gli ho sorriso lui non ha riso (come fa di solito dopo l'immersione). Quando io mi sono rilassata lui ha riso e ha voluto farne subito un'altro. Questo proprio per farvi capire che lui ha percepito nella mia presa troppo rigida una preoccupazione, quindi non ha riso ma ha aspettato per capire se io ero preoccupata.
Detto questo io credo sia una delle piú belle esperienze che si possono fare con i propri figli. L'anno scorso avevo smesso perché c'erano i denti e con l'acqua calda gli davano fastidio e poi perché ero da sola ed é davvero un impegno (ve l'ho spiegato nell'ultimo Vlog). Ora invece che cammina ed é piú autonomo é davvero molto meglio e si sta rivelando un'esperienza meravigliosa.
Spero di avervi chiarito un po' di piú su questi corsi, fatemi sapere cosa ne pensate.
Io vado a sbrigare qualche faccenda visto che Pietro ancora dorme, questo é un altro lato positivo della piscina! 
Rá 

2 commenti:

  1. Proprio per questo motivo, io mio figlio non l'accompagno nemmeno, va mio marito. Non solo non sono capace a nuotare ma mi mette pure un pò d'ansia, nonostante il mio amore spassionato per il mare, e finirei con il trasmettergliela.

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    1. Credo la tua sia stata la scelta migliore. In primis perchè così anche il papà riesce ad avere un rapporto esclusivo (un loro momento) con il bimbo e poi per evitare di trasmettergli sensazioni negative. magari potresti provare a prendere confidenza piano piano te indipendentemente e poi goderti con la famiglia! Un abbraccio!

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